Storia

In un giorno di settembre, nel lontano 1985 il cielo sopra Cuti si colorò di una grigia scia di fumo e più tardi il profumo di miele caramellato e di pane appena sfornato, si estese nell’aria del Rione, era nato il Pane di Cuti.

Un susseguirsi di voci sorrisi, chiacchere e commenti schietti, in una processione di genti e sentimenti in cammino verso il Panificio, accolse questa forma di Pane, che da quel giorno in poi divenne” il principe” della tavola, per tutte le famiglie di Rogliano.




                                                                




Un vanto da esibire e far assaggiare a tutti, pane semplice, genuino cotto a puntino o biscottato, come per magia, divenne l’orgoglio di un’intera comunità, costituita da gente ospitale e generosa innamorata della sua terra radicata nella storia del suo fiume il Savuto. Questo è il Pane di Cuti, la sua essenza più profonda affonda le radici nella tradizione che madri e bisnonne hanno tramandato ad un gruppo di giovani che hanno fatto tesoro dei consigli e dei suggerimenti della vecchia generazione, nel rispetto di un profondo senso del vivere e del gustare, ripropongono ogni giorno questo rinomato pane a lievitazione naturale e cotto in forno a legna.

                                                                             

La stessa costruzione del forno a legna, attuale, nasce dai canoni e dalle tecniche delle antiche maestranze, all’epoca presenti in loco, e della materia prima l’argilla.” A Cuti le maestranze locali per la costruzione dei forni erano famose già dal ‘700, la presenza di un terreno cretoso in prossimità di Cuti, in località “Costa” dava la possibilità di usufruire del materiale e di costruire in loco i mattoni. L’impasto dei mattoni era fatto di creta acqua e iusca (materiale vegetale di scarto della mietitura) impastato con cura veniva posto su tavole di legno a forma di mattone e fatte asciugare al sole dell’estate…[….],” ( Tratto da “ le donne del pane, Cuti: storie di rughe, profumi e memorie” di Pina Oliveti, Pellegrini editore, Cosenza 2014; pp.61 )  Alimentato con legna di castagno, di cui la Valle del Savuto è ricca, che conferisce al pane la giusta quantità di calore e un aroma inconfondibile.

                                                         

Cuti rione di Rogliano, luogo di origine dei fondatori del Panificio, la cui caparbietà e tenacia è caratteristica predominante nella genesi dei suoi abitanti, un rione di artigiani abili maestri di costruzioni, tessitori, commercianti, abili falegnami, grandi fornai, insegnanti, avvocati, intellettuali e patrioti. La strada centrale in cui intorno si snoda il rione è dedicata a Pietro Nicoletti  che mori per gli ideali di libertà e uguaglianza durante i moti insurrezionali della Repubblica Napoletana del 1799.

       

Cuti da cui prende il nome, il Rinomato Pane di Rogliano, era ed è il rione del pane, nei poderi intorno si coltivava il grano, e lungo il corso dei torrenti Ara e Calabrici esistevano numerosi mulini a pietra.


                                     

 

“Nel rione Cuti, come in altri rioni di Rogliano, esistevano numerosi forni pubblici, ossia forni che lavoravano per conto terzi, erano gestiti o “arduti” da famiglie di lavoratori che con questo lavoro extra riempivano la loro “cannizza”. I “furnari”, abitanti del Rione, apprezzati e stimati lavoratori con il nome di Lauretta, Genuzza, Giovanni, Mariuzzella, uomini e donne che erano parte essenziale di una comunità, legata al lavoro e alla dura dimensione della vita contadina, In questo rione esistevano numerosi forni, all’inizio di via Pietro Nicoletti c’erano due forni, esattamente a Santa Maria […] Altre testimonianze parlano di un forno alla “ruga”. Scendendo verso Piazzetta Dodaro si trovava un altro forno, situato nel centro della piazza, mentre più avanti verso le “Furche”, c’era un altro forno ancora esistente, detto di “Gignacu” […] .  (tratto da “le donne del pane, cuti: storie di rughe, profumi e memorie”  di Pina Oliveti, Pellegrini editore,  Cosenza,2014; pp.60-61 )